venerdì 1 aprile 2011

Il tema di oggi

Il tema di oggi è: "Ho sognato la casa dove sono nato e mi sono svegliato nella casa dove sono nato"
Oppure:
"Edgar Allan Poe era un grande scrittore, ma eccelleva anche nella corsa a ostacoli. Quale importanza ha la cura del fisico per un buon mago baol?"
Oppure:"Trasformate il foglio protocollo in un taglio di stoffa Oxford per camicia (due metri per due) e fatene dono al vostro insegnante"

Finita la dettatura, il maestro si rilassò sulla sedia. Gli allievi e le allieve del corso di magia baol sospirarono, e si concessero una pausa di riflessione prima di iniziare lo svolgimento. Alcuni rosicchiavano la penna, altri le unghie. Altri dilapidarono all'istante tutto il patrimonio di merenda che avrebbe consentito loro un sereno intervallo. Solo il pennino del primo della classe cigolava implacabilmente.

Era primavera, e il giardino del tempio era fiorito. Fiocchi di polline entravano dalla finestra, facendo intonar starnuti ai più delicati. Gli uccellini cantavano "Siboney". Il sole scaldava il mondo. In un giorno come quello non era facile restare inchiodati a un banco di scuola, sia pure una scuola prestigiosa come il tempio baol. Perciò l'allievo Bed, mentre tutti iniziavano a scrivere, guardava fuori dalla finestra un ciliegio fiorito. "Sarebbe bello essere su uno di quei rami", pensò, e dato che era già al terzo anno del corso, si ritrovò sul ramo insieme al maestro.

- Non mi risulta che lei abbia chiesto di uscire, allievo Bed - disse il maestro.
- Chiedo scusa - arrossi Bed tra i bianchi fiori - ma è una cosi bella giornata...
- Poco male - disse il maestro eseguando alcuni volteggi a pinocchietto intorno al ramo. - C'è tempo per il tema. Ma da qualche giorno ti vedo distratto, allievo Bed. Cosa c'è? Sei preoccupato per il futuro delle foche? Sei innamorato dell'allieva O'Connor? Ti capisco. Anch'io ne vado pazzo. Vuoi cambiare studi? Pensi che il mondo stia per finire congelato oppure fritto?
- Niente di tutto questo - rispose Bed - Per la verità non riesco a togliermi dalla testa le sue parole di qualche giorno fa: "Ricordate che nella vita di ogni baol c'è un segreto e lo conoscerete solo quando sarete vecchi".
- Si, ho detto proprio cosi.
- Questo segreto mi turba, maestro. non può essermi rivelato prima che io sia vecchio?
- No, se vuoi, però, posso farti diventare vecchio subito.
- Oh no, maestro. -Allora corri a fare il tuo tema - disse il maestro, e sali verso i rami più alti a rimpinzarsi di ciliegie (le ciliegie in aprile erano un tipico trucco baol).

Qualche anno dopo il ragazzo Bed ottenne il diploma baol con trentasei trentesimi, e lasciò la scuola portando con sé molti ricordi e una foto della sua classe. Uscendo dal tempio dove aveva tanto studiato ed erano passati tanti anni della sua giovane vita, si senti vecchio.
- Maestro - gridò nel vento - è ora che io conosca il mio segreto?
- No! Fila a divertirti! - rispose una voce lontana.
Il ragazzo aspettò un momento con gli occhi chiusi. Poi sali sull'autobus che in pochi minuti lo portò in città, verso una nuova vita.
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In cui uno strano personaggio si aggira nella città, per niente contento dei tempi in cui gli tocca vivere.


E ai lati della fiumana di persone
che camminavano
sotto il portico
vi erano decine e decina di venditori
e mendicanti.
Questi ultimi, accovacciati in pose
dolorose,
con piedi storti e schiene curve,
fingendo
di dormire, abbracciati a cani e bambini,
tenevano
davanti a sé cartelli con la scritta:
affamato, reduce,
cieco, profugo, disoccupato,
non mangio da tre giorni,

gravemente ammalato, sordomuto.
E in mezzo alla
fiumana di persone
io vidi avanzare un uomo dal
nobile portamento,
con una gabardine grigia e un
cappello di feltro.
Egli scostava con disprezzo i
mendicanti dalla sua strada.
Camminava guardando
dritto davanti a sé
e portava al collo un cartello con
la scritta:
"Insensibile dalla nascita"


(Henski Baoding, Racconti Baol)


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16 giugno 1991, città di T.

È una tranquilla notte di Regime. Le guerre sono tutte lontane. Oggi ci sono stati solo sette omicidi, tre per sbaglio di persona. L'inquinamento atmosferico è nei limiti della norma. C'è biossido per tutti. Invece non c 'è felicità per tutti. Ognuno la porta via all'altro. Cosi dice un predicatore all'angolo della strada, uno dall'aria mite, di quelli che poi si ammazzano insieme a duecento discepoli. Ce n'è parecchi in città. Dai difensori dei diritti dei piccioni alla Liga Artica. Siamo una democrazia.

Ogni tanto sul marciapiede, si inciampa in qualcuno con le mani legate dietro la schiena. Forse la polizia lo ha dimenticato la notte prima. Ho guardato in alto, oltre le insegne illuminate e, obliqua su un grattacielo c 'era la luna. Le ho detto: Cosa ci fa una ragazza come te in un posto come questo?

Poi mi sono fermato all'angolo tra Dulcea e Taganrog, nel quartiere gastronomico. Passava di tutto. Un tombarolo mi ha offerto due giacche firmate appena prese ai cadaveri, garatite disinfettate. Non gli ho dato retta, preso com'ero da un'interessante visione. Davanti a un ristorante di Dulcea c'è una grande piastra ammazzainsetti a seimila volt. Ogni moscerino o farfallone che ci sbatte contro crepa, con un brivido elettrico. Mi è venuto da pensare che nessuna morte, ormai, fa più rumore di questa. Milioni di moscerini, una fiammata, e amen. Se hai la fortuna di nascere farfallone, forse si accorgono dei tre secondi in cui stai morendo.

Riflessioni cosi profonde mi fanno venire appetito. Perciò ho deciso di entrare in quel ristorante. Un ristorante di lusso, di quelli dove si succhiano gamberoni con sottofondo d'archi, non so se mi spiego, tutto marmo, velluto rosa, specchi e candeline, sembrava la garçonnière di uno yacht arabo.

Il maître mi ha esaminato con maîtresco disprezzo. Ho fatto finta di niente.

- Che pesce avete? ho chiesto.

- Tutto quello che vuole - ha risposto freddamente.

- Allora mi porti un piatto misto di mullidi, sgomberomoridi, astici, aragne, aspitriglie, valencenielli, caranghi, cozze, castagnole, caviglioni, maranzane, mazzancolle, moscardini, bocchedibue, scrappioni, lote, suri, zerri, zurli, boghe, salpe, costardelle, donzelle, nigricepi, merlani, occhialoni, sparlotti, gattiruggine, pappasassi, succiascogli, spigole ermafrodite, cernie alessandrine, lofe budegate, palinuri elefanti e ostracodermi estinti.


Mi hanno cacciato fuori. Di questi tempi è duro far gli spiritosi se non si è miliardari. Non importa. Nella mia filosofia l'importante è divertirsi. Sapete, io sono un mago baol.
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Quando sono proprio giù di morale, vado in un bar che si chiama Apocalypso. È un bar polisemico transdiversale interclassista: fino a mezzanotte ci vanno quelli che dopo vanno in un altro posto. Dopo mezzanotte ci vanno quelli che non hanno un altro posto dove andare. Dopo le quattro ci vanno quelli che non sanno nemmeno più in che posto sono.

Il barista si chiama Galles, perché ha preso tante di quelle bottigliate in faccia che è tutto ridotto a quadri e losanghe. Lo potrebbero usare come bersaglio per le freccette (anzi, qualche volta lo fanno).
La sua specialità sono i cocktail: mette insieme dei ceffi di liquori e ne fa un ottimo equipaggio. I suoi cocktail più famosi sono: Anagrafe, Rappresaglia e Menedaunàl. Anagrafe è cosi detto perché se ne bevi più di due, dopo devi andare all'anagrafe per sapere chi sei. Rappresaglia sono venti parti di grappa italiana per una di grappa tedesca. Poi c'è il Menedaunàl. Favoloso. Dopo averlo bevuto, ti vien sempre la voglia di fare il bis. Allora chiedi, appunto: "Me ne da un al..." Ma nessuno ha mai finito la frase, si schianta a terra prima.

Quando arrivo io c'è una allegra brigata di gerarchetti e clarette che stanno per andare a una qualche première. I gerarchetti sono clarkopodi, fumano cigarilli snelli e hanno giacche con spallone anabolizzate. Le clarette hanno pantaloni di giaguardami e tigraffierei, aderenti ma aderenti che quando si siedono uno si aspetta che suoni l'allarme. Stanno li ridendo in posa, come in un set di spot di brut. I gerarchetti parlano dell'argomento del giorno che sta per scadere a mezzanotte. Le clarette pispillano della nuova divisa della polizia disegnata da Jean Paul Charrier, col basco stile rapper e un mitra mignon molto sexy color muschio.

Dalla strada, arrivano duelli di clacson e sirene della polizia, l'orchestra di mezzanotte che accorda gli strumenti. La voce di un Prete Pazzo urla minacce cosmicograne. Perché sono qui stanotte, solo e triste a dieci anni dal Duemila? Perché sono un soldato e dietro ogni soldato c'è una donna.
______________________________________________________ continua