giovedì 10 febbraio 2011

I PROMESSI SPOSI


"L'Historia si può veramente deffinire una guerra illustre contro il Tempo, perché togliendoli di mano gl'anni suoi prigionieri, anzi già fatti cadaueri, li richiama in vita, li passa in rassegna, e li schiera di nuovo in battaglia.
Ma gl'illustri Campioni che in tal Arringo fanno messe di Palme e d'Allori, rapiscono solo che le sole spoglie più sfarzose e brillanti, imbalsamando co' loro inchiostri le Imprese de Prencipi e Potentati, e qualificati Personaggi, e trapontando coll'ago finissimo dell'ingegno i fili d'oro e di seta, che formano un perpetuo ricamo di Attioni gloriose.
Però alla mia debolezza non è lecito sollevarsi a tal'argomenti, e sublimità pericolose, con aggirarsi tra Labirinti de' Politici maneggi et il rimbombo de' bellici Oricalchi: solo che hauendo hauuto notitia di fatti memorabili, se ben capitorno a gente meccaniche e di piccol affare, mi accingo di lasciarne memoria ai Posteri, con far di tutto schietta e genuinamente il Racconto, ouuero sia Relazione.
Nella quale si vedrà in angusto Teatro luttuose Traggedie d'horrori, e Scene di malvagità grandiosa, con intermezzi d'Imprese virtuose e bentà angeliche, opposte alle operationi diaboliche. E veramente, considerando che questi nostri climi, sijno sotto l'amparo del re Cattolico nostro Signore, che è quel Sole che mai tramonta, e che sopra di essi, con riflesso Lume, qual Luna giamai calante, risplenda l'Heroe di nobil Prosapia che ne tiene le sue parti, e gl'Amplissimi Senatori quali Stelle Fisse e gl'altri Spettabili Magistrati, qual'erranti Pianeti spandino la luce su ogni doue, venendo cosi a formare un nobilissimo Cielo, altra causale trouar non si può del vederlo tramutato in inferno d'atti tenebrosi, malvaggità e sevitie che dag'huomini temerarij si vanno moltiplicando, se non se arte e fattura diabolica, attesoché l'humana malitia per sé sola bastar non dourebbe a resistere a tanti Heroi, che con occhij d'Argo e braccj di Briareo, si vanno trafficando per li pubblici emolumenti.
Per locché descriuendo questo Racconto auumenuto ne' tempi di mia verde staggione, abbenché la più parte delle persone che vi rappresentano le loro parti, sijno sparite dalla Storia del Mondo, con rendersi tributarij delle Parche, pure per degni rispetti, si tacerà li loro nomi, cioé la parentela, et il medesmo si farà de luochi, solo indicando il Territorio.
Né alcuno dirà questa sij imperfettione del racconto, e defformità di questo mio rozzo Parto, a meno che questo tale Critico non sij persona affatto digiuna della Filosofia: che quanto agli huomini in essa versati, ben vederanno nulla mancare alla sostanza della detta Narratione. Imperciocchè, essendo cosa evidente, e da verun negata non essere i nomi se non puri purissimi accidenti.....".


"Ma, quando io avrò durata l'eroica fatica di trascrivere questa storia da questo dilavato e graffiato autografo, e l'avrò data, come si suol dire, alla luce, si troverà poi chi duri la fatica di leggerla?".
Questa riflessione dubitativa, nata nel travaglio di decifrar uno scarabocchio che veniva dopo accidenti, mi fece sospendere la copia, e pensar più seriamente a quello che convenisse fare.

"Ben è vero", dicevo tra me, scartabellando il manoscritto, "ben è vero che quella grandine di concettini e di figure non continua cosi alla distesa per tutta l'opera. Il buon secentista ha voluto sul principio mettere in mostra la sua virtù; ma poi, nel corso della narrazione, e talvolta per lunghi tratti, lo stile cammina ben più naturale e più piano.

Si; ma com'è dozzinale! com'è sguaiato! com'è scorretto! Idiotismi lombardi a iosa, frasi della lingua adoperate a sproposito, grammatica arbitraria, periodi sgangherati. E poi, qualche eleganza spagnola seminata quà e là; e poi, ch'è peggio, ne' luoghi più terribili o più pietosi della storia, a ogni occasione d'eccitar meraviglia, o di far pensare, a tutti que' passi insomma che richiedono bensi un po' di rettorica, ma rettorica discreta, fine, di buon gusto, costui non manca mai di metterci di quella sua cosi fatta del proemio. E allora, accozzando, con un'abilità mirabile, le qualità più opposte, trova la maniera di riuscir rozzo insieme e affettato, nella stessa pagina, nello stesso periodo, nello stesso vocabolo.

Ecco qui: declamazioni ampollose, composte a forza di soleticismi pedestri, e da per tutto quella goffaggine ambiziosa, ch'è il proprio carattere degli scritti di quel secolo, in questo paese. In vero, non è cosa da presentare a lettori d'oggigiorno; sono troppo ammaliziati, troppo disgustati di questo genere di stravaganze. Meno male, che il buon pensiero m'è venuto sul principio di questo sciagurato lavoro: e me ne lavo le mani".

Nell'atto però di chiudere lo scartafaccio per riporlo, mi sapeva male che una storia cosi bella dovesse rimanere tuttavia sconosciuta; perché in quanto storia, può essere che al lettore ne paia altrimenti, ma a me era parsa bella, come dico; molto bella.
"Perché non si potrebbe", pensai, "prender la serie de' fatti di questo manoscritto, e rifarne la dicitura?".
Non essendosi presentata alcuna obiezione ragionevole, il partito fu subito abbracciato. Ed ecco l'origine del presente libro, esposta con un'ingenuità pari all'importanza del libro medesimo.

Taluni però di quei fatti, certi costumi descritti dal nostro autore, c'eran sembrati cosi nuovi, cosi strani, per non dire peggio, che, prima di prestargli fede, abbiam voluto interrogare i testimoni; e ci siam messi a frugar nelle memorie di quel tempo, per chiarirci se veramente il mondo camminasse allora in quel modo.

Una tale indagine dissipò tutti i nostri dubbi: a ogni passo ci abbattevamo in cose simili, e in cose più forti: e, quello che ci parve più decisivo, abbiam persino ritrovato alcuni personaggi, de' quali non avendo mai avuto notizia fuor che dal nostro manoscritto, eravamo in dubbio se fossero realmente esistiti. E, all'occorrenza, citeremo alcuna di quelle testimonianze, per procacciar fede alle cose, alle quali, per la loro stranezza, il lettore sarebbe più tentato di negarla.

Chiunque, senza esser pregato, s'intromette a rifar l'opera altrui, s'espone a render uno stretto conto della sua, e ne contrae in certo modo l'obbligazione: è questa una regola di fatto e di diritto, alla quale non pretendiam punto a sottrarci.
Anzi, per conformarci ad essa di buon grado, avevam proposto di dar qui minutamente ragione del modo di scrivere da noi tenuto; e, a questo fine, siamo andati, per tuttoi tempo del lavoro, cercando d'indovinare le critiche possibili e contingenti con intenzione di ribatterle tutte anticipatamente.
Né in questo sarebbe stata la difficoltà; giacché (dobbiamo dirlo a onor del vero) non ci si presentò alla mente una critica, che non le venisse insieme una risposta trionfante, di quelle risposte che, non dico risolvon le questioni, ma le mutano.

Spesso anche, mettendo due critiche alle mani tra loro, le facevam battere l'una contro l'altra; o, esaminandole ben a fondo, riscontrandole attentamente, riuscivamo a scoprire e a mostrare che, cosi opposte in apparenza, eran però d'uno stesso genere, nascevan tutt'e due dal non badare ai fatti e ai principi su cui il giudizio doveva esser fondato; e, messele, con loro gran sorpresa insieme, le mandavamo insieme a spasso. Non ci sarebbe mai stato autore che provasse cosi ad evidenza d'aver fatto bene.

Ma che? quando siamo stati al punto di raccapezzare tutte le dette obiezioni e risposte, per disporle con qualche ordine, misericordia! venivano a fare un libro. Veduta la qual cosa, abbiamo messo da parte il pensiero, per due ragioni che il lettore troverà certamente buone: la prima, che un libro impiegato a giustificare un altro, anzi lo stile di un altro, potrebbe parere cosa ridicola; la seconda, che di libri basta uno alla volta, quando non è d'avanzo.